La laguna e altre storie, Janet Frame

1998, Fazi e Fabbri editore. Traduzione di Antonella Sarti. Fuori catalaogo.

Con la bassa marea tutta l'acqua è risucchiata nel porto, e la laguna non c'è. C'è solo una distesa di sabbia, grigia e sporca, ombreggiata di pozze scure d'acqua di mare, dove se sei fortunato puoi trovare un polipo neonato, la carcassa arancione screziata di un granchio, o il relitto sommerso di una barchetta giocattolo. C'è un ponte sulla laguna, e da lì, riflessa nelle pozze d'acqua, puoi vedere la tua immagine, intrappolata da piccole onde e stralci di nuvole. A volte la notte si vede anche una luna subacquea, velata e segreta.

 

Un libro piccolo piccolo, pubblicato sia da Fabbri prima che da Fazi nel 1998, adesso fuori catalogo, purtroppo. Ventiquattro racconti brevissimi, che si impongono come una raffica di vento gelato sul viso. Nonostante la forma in miniatura sia dei racconti sia del libro stesso, è difficile leggere questi testi in maniera veloce, terminarli tutti in una sola giornata, oppure pensare di completarli nell’arco di poco tempo. Sono piccoli sassi appuntiti che lasciano attoniti; per la densa umanità che si ritrova, per una tenue sofferenza che viene dal cuore della vita – soprattutto quella dell’autrice, vittima di numerosi soprusi dovuti a una supposta schizofrenia. La vita di Janet Frame, qui, non è raccontata né per auto-fiction, né con la tecnica del momoir. Queste sono semplicemente storie bellissime, in cui l’invenzione e il dato autobiografico si miscelano come in una pozza di fango rischiarato, nelle epifanie classiche dei racconti brevissimi, da un raggio luminescente e cristallino.

La lacrima nel sigillo, di Henry James

Mondadori, racconti giovanili

La prima opera nota di Henry James è il racconto A Tragedy of Error, pubblicato anonimo nel 1864; dell'anno seguente, firmato, The Story of a Year. Alla ricerca di questi testi perduti, per decenni il professor Floyd Horowitz ha scandagliato i periodici del tardo Ottocento e, dopo accurate ricerche, ha individuato alcune decine di racconti sicuramente attribuibili al giovane James. Tra questi ne ha selezionati ventiquattro, fino a poco tempo fa inediti in Italia, raccolti nel presente volume. Questi 24 racconti sono stati selezionati e accorpati proprio per dare al lettore un’immagine inedita dello James scrittore, un suo lato scoperto e genuinamente acerbo. E’ grazie proprio ai suo racconti, terreno di sperimentazioni e di prove stilistiche, il lettore può imbattersi in un autore completamente inaspettato; si troverà ad osservare la maturazione stilistica, ma anche morale, etica e umana, di un romanziere i cui racconti posseggono una leggerezza e una vivacità    La prima opera nota di Henry James è il racconto A Tragedy of Error, pubblicato anonimo nel 1864; dell'anno seguente, firmato, The Story of a Year. Alla ricerca di questi testi perduti, per decenni il professor Floyd Horowitz ha scandagliato i periodici del tardo Ottocento e, dopo accurate ricerche, ha individuato alcune decine di racconti sicuramente attribuibili al giovane James. Tra questi ne ha selezionati ventiquattro, fino a poco tempo fa inediti in Italia, raccolti nel presente volume. Questi 24 racconti sono stati selezionati e accorpati proprio per dare al lettore un’immagine inedita dello James scrittore, un suo lato scoperto e genuinamente acerbo. E’ grazie proprio ai suo racconti, terreno di sperimentazioni e di prove stilistiche, il lettore può imbattersi in un autore completamente inaspettato; si troverà ad osservare la maturazione stilistica, ma anche morale, etica e umana, di un romanziere i cui racconti posseggono una leggerezza e una vivacità    

Campi Elisi, di Anna Banti

Mondadori, 1963

'Che sole, sugli Aliscamps, pareva che tutto l'ardore estivo della più arida Viennese accendesse le pietre del viale; il marmo abbacinante delle tombe scottava. Intimidito, frastornato, oppresso, Marco Gellio batteva le palpebre, incapace di seguire, sia pur da spettatore curioso, i gesti e le parole del rito, quella cantilena orientale che l'aria pigra e torrida schiacciava contro il suolo'.

 

Questo è l'incipit di Campi Elisi, il racconto che dà il titolo alla raccolta pubblicata da Mondadori nel 1963. Quando fu messa in vendita, Alberto Mondadori scrisse in un telegramma indirizzato ad Anna Banti "Sono particolarmente felice di porre in vendita domani Campi Elisi, prima di tutto perchè splendono dell'arte dell'intelligenza della scrittura, sue tanto singolari e altissime doti, poi perchè mi ricordano un nostro incontro durante il quale mi permisi affacciare l'idea che vedo oggi realizzata".

Il volume fu accolto dalla critica e dal pubblico con grandissimo stupore e interesse, perchè in questa raccolta la scrittrice confermò, se non addirittura le superò, le già dimostrate doti narrative e del suo mondo poetico. Insieme ad altre raccolte di racconti (tra cui Il coraggio delle donne, Le monnier 1940; Le monache cantano, 1942; Le donne muoiono, 1951; La monaca di Shanghai e atri racconti, Mondadori 1957) Campi Elisi rappresenta la summa dei temi a lei più cari: la condizione della donna, l'amicizia, il mondo relazionale scandagliato nei meandri più profondi della psiche. Per molti, la sua poetica e il suo procedere nella narrazione, si esalta e trova la sua forma migliore proprio nel racconto, in cui riesce a svicolare dall'intreccio troppo stretto del romanzo (secondo la critica dell'epoca, uno dei punti deboli della sua scrittura).

Anna Banti è stata una scrttrice colta, difficile, che non ha raggiunto il grande pubblico e che spesso venne fraintesa dalla critica. Purtroppo questo testo, come molte altre raccolte, non è più stampato: troviamo la sua opera in parte raccolta nel Meridiano Mondadori Anna Banti romanzi e racconti, in cui sono presenti alcuni dei suoi racconti più belli. Certo, leggere una raccolta intera, così come venne concepita, con i racconti messi nell'ordine desiderato dall'autore, con le intenzioni narrative di una successione precisa, con un fil rouge specifico, ha più senso ed è un peccato non goderne più.

Il mare non bagna Napoli, di Anna Maria Ortese

Adelphi

prima edizione Einaudi 1953

 

 

 

 

‘Sono sempre stata sola, come un gatto’ diceva Anna Maria Ortese. E l'uscita di questo libro, nella prima edizione per i Gettoni della Einaudi nel '53, lo confermò perchè fu accolto come un libro contro Napoli, lasciando la scrittrice in una solitudine vittima di ostruzionismo e incomprensione. Questa condanna le costò, come disse lei, un addio alla città che non rivide per circa quarant'anni. 

La scrittrice disse: 'Qualcuno aveva scritto che questa Napoli del libro rifletteva una lacera condizione universale. Ero d'accordo, ma non sull'accettazione di questo male. E se, all'inizio di tale lacera condizione, vi era la infinita cecità del vivere, ebbene era questo vivere, e la sua oscura sostanza, che io chiamavo in causa'.

Eppure è in questi racconti che la scrittrice dedica a Napoli la voce più onesta e lucida, per raccontare non solo una città, ma una condizione umana dalle viscere scomposte che ancora oggi trova eco non solo nei vicoli ma in tutte le città moderne.

Il principio dell'amore, di Maeve Brennan

Prefazione di William Maxwell. Traduzione di Ada Arduini

Edizioni Bur, 2006

"Il principio dell’amore è, da sempre, uno dei miei preferiti tra i racconti di tutti i tempi."

Alice Munro

'Questi racconti spietati sono ammirevoli per l’abilità di suggerire qualcosa di devastante in una frase apparentemente innocua, e per le descrizioni, quasi cliniche, dei processi mentali'.
William Maxwell

Poco conosciuta in Italia, Maeve Brennan fa parte di quei narratori attratti dalle persone: relazioni, piccoli gesti, comprtamenti accennati, intenzioni nascoste, invidie, convivenze male assortite, i bisbigli, le briciole che lasciano le esistenze. Fa parte di quel filone narrativo, nato con Guy de Maupassant, che usa il racconto come cornice perfetta per le storie di queste persone. Piccoli eposodi quotidiani che aprono una finestra sulle grandi questioni umane. Mariti e mogli prigionieri in matrimoni dove l’amore è assottigliato e sciupato, ma non esausto, abitati da ricordi gioiosi e da strane solitudini, vittime di ossessioni sottili, in fuga – solo immaginaria – dalle regole di una riservatezza che scivola in sofferenza. Vogliamo riproporre questi sei racconti implacabili, che parlano di disamore, di gesti marmorizzati nell’abitudine, di desiderio struggente di felicità, in cui Maeve Brennan sorprende, raggela e incanta.

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